Karlsruhe dixit!

Karlsruhe dixit!

Karlsruhe dixit! 150 150 Stefano Aggravi
Questa giornata, ormai finita, per molti versi è stata importante per il futuro dell’Unione Europea, anche se in pochi se ne sono resi davvero conto. La Corte di Karlsruhe ha giudicato in linea di massima legale il sistema del Quantitative Easing (QE) messo in atto dalla Banca Centrale Europea, seppur precisando alcune riserve in merito. Il QE è il programma di acquisto di titoli di stato avviato ormai cinque anni fa dalla BCE, ai tempi di Mario Draghi. L’operazione di acquisto permetteva (e permette) di tenere calmierato il valore del tasso dei titoli di stato interessati, così da evitare che il livello dello SPREAD schizzi alle stelle. In parole povere, la BCE compra titoli contro emissione di liquidità, favorendo la stabilità del valore dei titoli acquistati e immettendo moneta liquida nel sistema.

La Corte costituzionale tedesca ha sancito che:

“La Bundesbank non potrebbe quindi non partecipare piu’ all’attuazione e all’esecuzione delle decisioni in questione da parte della BCE, a meno che il Consiglio direttivo della BCE non adotti una nuova decisione che dimostri in modo comprensibile e comprovato che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal PSPP non sono sproporzionati rispetto gli effetti di politica economica e fiscale derivanti dal programma

Insomma, il programma va abbastanza bene (il PSPP è sempre il programma di acquisto dei titoli di stato e privati sul mercato) ma il Consiglio direttivo della BCE dovrà relazionare (in modo comprensibile e comprovato) che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal programma di acquisto non vadano sostanzialmente al di là dei fini preventivati. In parole povere? Fate pure, ma spiegateci bene che le cose si facciano a dovere. A ciò la Corte pone anche una scadenza, sì entro tre mesi:

“Dopo un periodo di transizione di non più di tre mesi, per consentire il necessario coordinamento nell’Eurosistema gli organismi costituzionali della Germania, le autorità amministrative e le corti potranno non partecipare né allo sviluppo né all’attuazione degli atti ultra vires”

Insomma, in forza di questa sentenza la Germania mette mezzo piede sulla linea di fondo campo dell’Europa. La spiegazione va fornita in tempi rapidi però, altrimenti la Germania si chiama fuori dal programma, e tanti saluti!. Ecco, la cosa interessante (il perché dell’importanza di questa sentenza, insomma) è che una Autorità di rango nazionale dice ad una Autorità di rango sovranazionale (e comunitario) cosa è bene fare, interrogandola per giunta. 

A stretto giro è comunque arrivata la risposta di Bruxelles che ha giustamente ricordato a Karlsruhe che il diritto comunitario prevale sulle sentenze nazionali, proprio così:

“Fermo restando la decisione della Corte costituzionale tedesca di questa mattina, ribadiamo il primato del diritto europeo e ricordiamo che le decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sono vincolanti per tutte le corte nazionali. La Commissione europea ha sempre rispettato l’indipendenza della Banca centrale europea (BCE) nell’attuazione della politica monetaria. Studieremo questa decisione nazionale piu’ in dettaglio”

Nella risposta, Bruxelles si è anche già portata comunque un po’ più in là (già che c’era e direi anche giustamente) sentenziando che:

“In merito alla sostanza, studieremo il ragionamento legale della Corte tedesca prima di considerare qualsiasi azione legale di risposta, come una procedura di infrazione”

La giornata per le istituzioni europee non è certo stata delle migliori e la sentenza, forte nei termini e sibillina nelle prospettive, non trasmette certo un’aura di ottimismo su quello che ci attende e sulla risposta che le Autorità europee daranno nei prossimi mesi. Al momento, a parte questa sentenza, dall’Europa non è arrivato molto e, soprattutto, ben poco degno di nota.



Fonte italiaoggi.it