La Foire de Saint-Ours, un viaggio nel tempo che parla al futuro

Le dimanche, rubrica di approfondimento di Stefano Aggravi

La Foire de Saint-Ours, un viaggio nel tempo che parla al futuro

La Foire de Saint-Ours, un viaggio nel tempo che parla al futuro 500 500 Stefano Aggravi

Per due giorni Aosta smette di essere soltanto una città e torna ad essere comunità: un intreccio di passi sotto i portici, di sguardi curiosi, di mani che lavorano il legno, il ferro, la pietra, il cuoio, etc. La Foire de Saint-Ours è una soglia: la attraversi e il tempo si piega. Ti ricorda che la modernità non è solo velocità, ma anche cura, saper fare, pazienza.

Nel 2026 siamo alla 1026ª edizione: un numero che impressiona, ma che da solo non spiega perché la Foire resti così viva. La risposta è semplice: non è un museo. È lavoro vero, oggetti pensati per durare, gesti che diventano identità senza trasformarsi in nostalgia. In un’epoca di cose tutte uguali, l’artigianato rimette al centro una verità essenziale: le differenze contano e meritano rispetto.

La Foire è apertura e accoglienza, sì, ma anche equilibrio tra festa e vivibilità. La libertà di esserci — per espositori, residenti e visitatori — funziona solo se ciascuno fa la propria parte. È una lezione piccola e concreta: le istituzioni devono creare le condizioni, e la comunità deve viverle con buonsenso.

E quando questi due giorni di gennaio finiscono, alla domanda se sia possibile viaggiare nel tempo noi abbiamo già la risposta: si chiama Fiore de Saint-Ours.