Separare per garantire. Nel novembre scorso ho aderito al Comitato SiSepara, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, per sostenere il Sì al prossimo referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.
Non si tratta di una scelta contingente. In altre campagne referendarie, sullo stesso tema, ho già sostenuto la necessità di una distinzione netta tra funzione requirente e funzione giudicante. È una posizione che rivendico per coerenza, prima ancora che per convinzione politica.
La storia italiana mostra come l’unificazione delle carriere non nasca per rafforzare le garanzie, al contrario all’interno di una visione autoritaria dello Stato. Separarle oggi significa, al contrario, tutelare lo Stato di diritto, rendere più chiari i ruoli e rafforzare la credibilità del principio del giusto processo.
Non è una scelta contro qualcuno, né una messa in discussione dell’autonomia della magistratura. È una scelta a favore dell’equilibrio dei poteri e della qualità delle nostre istituzioni. Perché le libertà si difendono anche così: con regole chiare, responsabilità distinte e istituzioni più leggibili.